Crescere a livello internazionale senza standardizzare.
Per l’hospitality contemporanea la sfida non è replicare un format da una città all’altra, ma costruire un’identità abbastanza forte da trasformarsi al contatto con ogni nuovo luogo.
Su questo terreno, tra il 2025 e il 2026, Luce5 ha affiancato Langosteria in tre dei suoi indirizzi più recenti: Palazzo Fendi a Milano, il Porto Vecchio di Porto Cervo, The OWO a Londra. Sviluppo illuminotecnico, soluzioni custom, corpi illuminanti e installazione, in alcuni casi come progetto nativo, in altri come affiancamento tecnico ed esecutivo.
A Milano, nel cuore del Quadrilatero della Moda, la luce accompagna il passaggio tra ambienti diversi per funzioni e materiali. Volumi e superfici riflettenti entrano nel progetto: alcuni elementi emergono, altri restano volutamente sullo sfondo, in una sequenza che guida l’ospite da un livello all’altro. Le soluzioni sono nate in dialogo con InOpera.
A Porto Cervo il punto di partenza è il paesaggio. La luce si insinua tra le canne del soffitto, segue la matericità dell’intonaco bianco, rivela le cantine a vista, mentre la scogliera, illuminata da una soluzione dedicata, scandisce il passaggio dal tramonto alla sera. Non una scenografia, ma il luogo stesso, con l’acqua, i materiali e la luce naturale che cambia, a dare carattere al progetto.
A Londra, nell’ex Old War Office, il confronto è con la storia. Nella Historical Room, tra camini in pietra e sete ricamate a mano, la luce rivela più che trasformare, e la tecnica resta quasi invisibile. Nella Main Dining Room e negli spazi vicini il dialogo si fa più contrastato, per esaltare profondità e matericità delle superfici.
La continuità non sta nella ripetizione degli stessi apparecchi o delle stesse atmosfere, ma in un metodo capace di leggere ogni volta il luogo. La luce è la materia che rende possibile la continuità nella differenza: un’identità globale che resta riconoscibile proprio perché può assumere forme diverse.